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Sunday, October 09, 2016

“Habemus Papam. Il gallo è morto”, installazione di Woytek a Roma

In occasione del Giubileo della Misericordia, l’installazione dell’artista di origini polacche da anni attivo in Germania Woytek “Habemus Papam. Il gallo è morto”, ospitata nella suggestiva struttura di archeologia industriale dell’Ex Cartiera Latina dal 1° al 16 ottobre 2016, è costituita da una scultura in bronzo di cm. 250 raffigurante un Vescovo con in mano un gallo e da pannelli con disegni preparatori. “La tematica è quella del libero arbitrio in relazione all’intervento divino quale si presenta nel brano evangelico relativo al tradimento di Pietro: prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte”. (S. Severi).

L’evento, che si avvale del Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, dell’Ambasciata del Granducato di Lussemburgo, dell’Ambasciata della Repubblica di Polonia, è a cura di Stefania Severi e Maria Luisa Caldognetto e avrà luogo sabato 1° ottobre alle ore 16.30 unitamente ad una performance ideata dallo scultore stesso. La riflessione che l’installazione sollecita viene ulteriormente amplificata dalla lettura di testi connessi al tema e dall’esecuzione per la prima volta in Italia di brani musicali che il celebre musicista tedesco Timo Jouko Herrmann ha scritto espressamente per l’artista.
Woytek, nato nel 1962, è uno scultore di origini polacche che, dopo aver seguito i primi studi artistici in Polonia, si è perfezionato alla Scuola di Scultura di Friburgo. Lavora il bronzo, la pietra e l’acciaio e si dedica con passione anche alla produzione grafica. Da anni risiede in Germania ed ha al suo attivo numerose mostre in Germania ed in Nuova Zelanda dove le sue opere sono ospitate in spazi pubblici e privati.
 L’installazione
Il tema è collegato alla figura di Pietro ed invita a riflettere sulla figura del Santo Primo Vescovo di Roma in riferimento all’evento del Rinnegamento o Negazione di Pietro narrato in tutti e quattro i Vangeli. L’artista con la sua opera vuole far meditare sul ruolo dell’intervento divino in rapporto al concetto di libero arbitrio denunciando, inoltre, un mondo che sta perdendo il senso del sacro.
Dal punto di vista formale, “l’opera mette in luce indubbie qualità estetiche, inclusive di varie poetiche diacroniche. Si tratta di una figura dalla forma molto allungata che sembra ispirarsi alla plastica gotica se non fosse per la sua impostazione ‘aperta’, cioè non riconducibile entro un solido geometrico di riferimento. L’accentuato dinamismo dell’insieme e il pathos, che la gestualità enfatizzata e l’espressione del volto trasmettono, rimandano altresì alla plastica barocca.” (S. Severi).
 Il luogo
L’evento è già stato presentato in Germania a Walldorf ed a Colonia ma il tema “Habemus Papam. Il gallo è morto”, così legato alla figura di Pietro e al ruolo del Pontefice, ha in Roma un impatto ben diverso da quello che può avere in Germania perché a Roma ancora oggi risiede il successore di Pietro. Pietro è, con Paolo, patrono della città, e qui tutto parla del Principe degli Apostoli: la Basilica Vaticana, il tempietto di San Pietro in Montorio, San Pietro in vincoli, il Carcere Mamertino dove fu prigioniero.
A Roma l’opera di Woytek viene ad assumere un’ulteriore valenza poiché al concetto di libero arbitrio si aggiunge, proprio nello spirito del Giubileo, il concetto di misericordia: la misericordia divina nei confronti di Pietro che, pur avendo rinnegato Cristo per tre volte, è perdonato.
Per questa manifestazione le curatrici hanno individuato a Roma uno spazio perfettamente adeguato, l’Ex Cartiera Latina, vicina alla Chiesetta del Quo Vadis che celebra un episodio molto simile a quello evangelico. Proprio qui sull’Appia, Pietro, che sta fuggendo da Roma, incontra Cristo e torna sui suoi passi. È un nuovo segno che Dio manda a Pietro. Potremmo anche questa volta porci la domanda: e se Cristo non fosse apparso? Cosa avrebbe fatto Pietro? Allo stesso modo la domanda che pone l’opera di Woytek è: se il gallo non avesse cantato, come si sarebbe comportato Pietro? Avrebbe ugualmente seguito la strada indicatagli dal Maestro? Sarebbe diventato il Pietro che il cristiano conosce?

La performance
La collocazione della scultura e dei pannelli all’interno della Sala Appia costituisce il punto focale di riflessione grazie alla collocazione radiale dei musicisti e dell’attrice protagonisti della performance. I brani sono tutti correlati alle tematiche suggerite dall’installazione e le composizioni fanno da inedito contrappunto sonoro.
Le musiche di Herrmann (1978), celebre per aver scoperto un inedito a firma Mozart e Salieri e grande esperto di quest’ultimo, sono state integrate con musiche di Arcangelo Corelli (1653-1713).
Alla lettura di F. Dostoevskij “Il grande inquisitore” (da I fratelli Karamazov), sono state aggiunte letture dal Vangelo di Marco, Atti di Pietro, Gaudium et spes, H. Sienkiewicz Quo Vadis – in considerazione del luogo -,Evangelii Gaudium.

CONCERTI E CONFERENZE
Durante il periodo espositivo sono stati organizzati concerti, conferenze, letture correlati dal fil rouge costituito dal luogo, il II miglio della Via Appia, con riflessioni che dall’antichità giungono all’oggi.

Sabato 15 ottobre ore 16.30
Storie del secondo miglio: itinerari cinquecenteschi tra letteratura, arte e cronaca
Introduce Stefania Severi
Maria Luisa Caldognetto presenta Patrizia Debicke van der Noot, autrice dei romanzi L’uomo dagli occhi glauchi(Ed. Corbaccio 2010) e La congiura di San Domenico (Todaro Editore 2016). L’attrice Chiara Pavoni legge alcuni estratti

FINISSAGE: domenica 16 ottobre ore 10.30

Catalogo: Edizioni Convivium di Luxembourg con testi di Stefania Severi, Maria Luisa Caldognetto, Marion Vogt e Timo Jouko Herrmann. Prezzo: € 10,00

Orario mostra: sabato e domenica 9.00 – 19.30
INGRESSO GRATUITO A TUTTI GLI EVENTI
Per informazioni: cell. 328/9097609 Cooperativa Sociale Apriti Sesamo ONLUS
Organizzazione: Cooperativa Sociale Apriti Sesamo ONLUS
Fonte Ufficio Stampa – Paola Saba

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